AGARTHI – L’Isola che C’è (II PARTE)

II PARTE

Però, c’era qualcosa di cui ero ancora più meravigliato.

Quelle sillabe che riecheggiavano nella mia testa, tanto forte quanto nel luogo dove mi trovavo, non mi erano nuove. Il suono di quella parola, all’udito così armonica, mi ricordava qualcosa di già sentito.

Per un istante, restai in silenzio a fare un viaggio nella mia mente, tornando indietro, scartabellando tra i ricordi del presente e del passato, per cercare il momento della mia vita in cui avevo già incontrato quella parola.

Agarthi. Forse stavo per arrivarci.

Agarthi. Piccoli frammenti del passato.

Poi, dopo qualche istante tutto mi fu chiaro.

Mi ricordo il volto di mio nonno materno. Le rughe che gli marcavano il volto, gli occhi verdi come gli smeraldi, il sorriso più dolce che una creatura su questo mondo potesse avere. La sua voce era compagna di mille sogni, avventure, risate, lacrime. La sua voce mi riempiva di amore. La sua voce.

Mi ricordo di me, rintanato sotto le coperte, in un inverno gelido, ad occhi semichiusi, mentre ascoltavo le parole di quell’anima che riposerà per sempre nel mio cuore.

Durante quella fredda notte di gennaio, mio nonno mi disse: “la vuoi sentire una storia?”. Io risposi: “Sì, nonno”. E quello che seguì ora mi risulta più nitido che mai, come se ora fosse qui a raccontarmi nuovamente quella leggenda che pochi conoscono.

La storia che ti voglio raccontare è la storia di una civiltà antichissima e di un regno che solo pochi umani sono riusciti a scoprire. Il regno di Agarthi, all’interno delle cavità della Terra, accessibile solo attraverso un passaggio segreto sconosciuto all’uomo. Agarthi è una terra suddivisa in otto parti e settantasei regni. È abitata da creature magnifiche. È un luogo dove la pace e la luce regnano sovrani. Ci sono solo otto porte in tutto il mondo che conducono ad Agarthi ma nessuno sa dove si trovano. C’è chi sostiene di averne trovata una in Polo Nord, un’altra al Polo Sud, e chi addirittura sostiene di averne trovata un’altra nel Deserto del Gobi. Ma nessuna è mai stata data per certa.”

Si dice che l’accesso al mondo di Agarthi sia concesso solamente a colui o colei che ha il cuore puro quanto il cristallo, privo di impurità e di macchie di cui l’uomo spesso si sporca della sua vita. Solamente le anime sincere possono essere in grado di scoprire la porta che conduce ad Agarthi. Per l’occhio umano, i cancelli d’entrata non sono altro che rocce levigate che formano un ingresso ad una caverna buia. Secondo la leggenda invece, coloro con l’animo vero e puro, vedono altro che un semplice condotto verso l’oscurità. I loro occhi riescono a vedere un piccolo passaggio di luce che conduce verso quel mondo segreto, arcano e nascosto all’invidia dell’uomo. Una volta entrati in quel mondo, si diventa cittadini del regno, della terra a cui tanti hanno cercato di trovare una ragione.”

Le parole di mio nonno sembravano zucchero filato per un bambino goloso. Volevo saperne di più. Volevo conoscere.

Perciò nonno, tu puoi entrare ad Agarthi. Sei il più buono del mondo”.

Sorrise, con una dolcezza che solo lui poteva avere.

Amore, quando crescerai ti accorgerai che sbagliare farà parte dell’essere umano. È proprio per questo che l’ingresso al mondo di Agarthi è quasi impossibile. Non esiste uomo che sia puro, sincero e libero da ogni imperfezione. Ma sono sicuro che tu un giorno potrai andarci. Il tuo cuore è candido come la neve che cade durante i pomeriggi d’inverno.”

Perciò io potrò andare ad Agarthi?”

Chi può dirlo, amore mio. Promettimi che quando ci andrai, se mai accadrà, porterai sempre il tuo pensiero con me, così un giorno, ovunque io starò, saprò in qualche modo di aver avuto anche io l’accesso al mondo che tutti hanno sempre cercato ma non hanno mai trovato”.

Io lo guardai. Quella frase fu un colpo al cuore. Questo voleva dire che un giorno io sarei stato lontano da mio nonno. Ancora non capivo come in verità la vita può cambiare i nostri destini in pochi attimi. Il futuro che noi abbiamo davanti non è nient’altro che il fumo di sigaretta che scompare dopo qualche secondo.

Questo vuol dire che tu non resterai sempre con me?”

Mi guardò. Aveva capito quello che stavo pensando. Rifletté per qualche istante poi mi rispose.

Io starò sempre con te. C’è un posto dentro di noi in cui una volta entrati non si può mai andar via. Il tuo cuore avrà sempre un piccolo posto per me, come il mio ne avrà sempre uno grande grande per te. Noi non ci lasceremo mai.”

Lo guardai dritto nei suoi occhi, quegli occhi che facevano scomparire ogni dubbio che avevo. In quel momento non ebbi più paura. Mi fidavo di lui. Sapevo che quello che diceva era vero. E volevo crederci.

Va bene, nonno. Ora però raccontami ancora di Agarthi. Ti prego. Voglio sapere”.

Mio nonno tirò un sospiro. Mi guardò e in quel momento gli occhi gli brillarono. Rivedeva in me lui da piccolo. Quella curiosità, quella voglia di scoprire tutto.

È un lungo racconto…”

Continua

Annunci

Agarthi – L’Isola che C’è

I PARTE

Silenzio intorno a me.

Sembrava come se quei rumori che avevano pervaso la mia testa fino a qualche istante prima si fossero dissolti nel nulla, inghiottiti da un vortice di silenzio che non lascia scampo.

Era uno di quei casi in cui a volte il rumore del nulla è più forte di quello del mondo frenetico. Sì, quel mondo che però ora sentivo distante. Era come se avessi abbandonato quello che mi circondava fino a pochi secondi prima. Mi sentivo diverso. L’aria che respiravo sembrava essere composta da molecole d’ossigeno differenti da quelle che mi accompagnavano sin da quando giocavo nei parchi dove mi portava mia nonno da piccolo, oppure da quell’ossigeno che continuava a far battere quel cuore che dicono ci permetta di vivere. Quella linfa vitale, senza la quale i miei occhi vedrebbero solo il nero delle palpebre, aveva un odore, un sapore, una consistenza diversi.

Lentamente provai ad aprire gli occhi, ma al primo tentativo  i miei sforzi furoni respinti dal bagliore di una luce che incontrai all’istante. Una luce troppo forte. Una luce abbagliante. Una luce non umana. Una luce divina. Luce. Solo luce.

Riflettei per qualche istante, e, meno spavaldo di prima, decisi di fare un altro tentativo, questa volta imbracciando la cautela di cui avevo peccato prima.

Facendo un respiro, dosai l’apertura delle palpebre quasi come si fa per una medicina letale, di cui una goccia in più potrebbe causare la morte immediata. Così facendo, i miei occhi verdi quasi si abituarono al bagliore che non cessava di attaccarli. Ma questa volta fui io a vincere.

Finalmente davanti a me avevo quello che si potrebbe definire « l’ignoto ». Quasi di riflesso, insieme agli occhi, fu la mia mascella a spalancarsi. Attonito per ciò che si stagliava dinnanzi a me, concessi alla mia testa del tempo per riflettere su quello che le mie pupille si trovavano di fronte.

Avevo un solo presentimento. Nella mia mente risuonava una parola. L’ultima parola che avevo sentito prima di chiudere gli occhi. L’ultima parola prima di lasciare il mondo a cui appartenevo. L’ultima parola che non smetteva di ripetersi nei condotti della mia mente. E a bassa voce, quasi spontaneamente, quella parola venne fuori, abbandonandola nello spazio vuoto che mi circondava, ma diventando sempre più grande a cause dell’eco provocato dalla grandezza della dimora dove mi trovavo ad abitare in quel momento. Il luogo si riempì delle sillabe che avevo prounciato, e così come nella mia testa, anche le mie orecchie si riempirono di nuovo di quel nome che non voleva andarsene. Agarthi. A-gar-thi- A-gar-thi. A-gar-thi.

Continua…