Tratto da “La lettera scarlatta” (1850) di Nathaniel Hawthorne (1804-1864)

Capitolo II

Quando la porta della cella fu spalancata dall’ interno apparve, in primo luogo; per cominciare, per prima cosa, innanzitutto, come un’ombra nera che emerge dalla luce del sole, la sinistra e cartilaginea presenza dell’ufficiale di giustizia, con una spada al suo fianco, e il suo bastone di ordinanza in mano. Questi, nel suo aspetto raffigurava e rappresentava la funerea severità del codice legislativo puritano, che era suo compito applicare con estremo rigore sul colpevole. Mostrando il bastone di ordinanza che teneva nella mano sinistra, pose la mano destra sulla spalla di una giovane donna, spingendola così in avanti, finché, sulla soglia della porta della cella lei lo respinse, con un gesto pieno di naturale dignità e forza di carattere, avanzando verso l’esterno come di sua spontanea volontà. Portava fra e braccia un bebè, una bambina di circa tre mesi, che a causa della luce accecante del sole strizzava gli occhi e voltava il visino di lato.; poiché la sua esistenza, fino a quel momento le aveva fatto conoscere solo il grigio crepuscolo dei una cella, o altre stanze buie della prigione.

Quando la giovane donna, la madre della bambina, si trovò completamente esposta alla folla, il suo primo impulso sembrò essere quello di stringere la creatura al petto; non tanto per uno slancio di affetto materno, quanto perché in questo modo avrebbe potuto nascondere un certo segno, ricamato o tessuto sul suo abito. In un attimo, tuttavia, valutando saggiamente che quel segno della sua vergogna  sarebbe a malapena  servito per nasconderne un altro, prese la bambina tra le braccia, e arrossendo violentemente, ma con un sorriso di sfida, e uno sguardo che non si sarebbe lasciato intimorire, guardò attorno i concittadini e i vicini. Sul corpetto del vestito, in un elegante tessuto rosso, circondata da un ricamo elaborato e da fantastici arabeschi di filo d’oro, appariva la lettera A. Era stata realizzata in modo così artistico, e con tale ricchezza e sontuoso sfoggio di immaginazione, da apparire in tutto e per tutto come la decorazione più appropriata e opportuna per la veste che indossava, il cui splendore si accordava al gusto dell’epoca, ma superava di gran lunga quanto era permesso dalle leggi suntuarie della colonia.

La giovane donna era alta, con una figura di perfetta eleganza in proporzione. Aveva capelli scuri e folti, così lucenti da riflettere con un bagliore la luce del sole; e un volto che, oltre ad essere bello per la regolarità dei lineamenti e per lo splendore dell’incarnato, aveva l’espressività che colpiva per le sopracciglia marcate e i profondi occhi neri. Inoltre, era signorile, alla maniera della nobiltà femminile dell’epoca; caratterizzata da una certa signorilità e dignità, più che da quella delicata, evanescente e indescrivibile grazia, che ad oggi la contraddistingue. E mai Ester Prynne era sembrata essere così signorile, nell’antica accezione del termine, di quando uscì dalla prigione. Coloro che l’avevano conosciuta prima, e che si erano aspettati di vederla offuscata e oscurata da una nube di sventura, erano stupiti, e anche sorpresi nel notare come la sua splendente bellezza trasformasse in aureola, la disgrazia e l’ignomia in cui era avvolta. Forse, un osservatore sensibile potrebbe trovare qualcosa di squisitamente doloroso in tutto ciò. Quella veste, che aveva davvero cucito per l’occasione in prigione, e che aveva modellato seguendo la sua immaginazione, sembrava esprimere l’atteggiamento del suo spirito, la disperata avventatezza del suo stato d’animo, con la sua indomabile e pittoresca peculiarità. Ma il punto che attirava lo sguardo di tutti e che, trasfigurava colei che la indossava—a tal punto che coloro che già la conoscevano, uomini e donne, rimasero colpiti ed ebbero l’impressione di vederla per la prima volta—era quella LETTERA SCARLATTA, così estrosamente ricamata e luminosa sul suo petto. Aveva l’effetto di un incantesimo che la tirava fuori / rimuoveva dalle relazioni ordinarie con l’umanità, e la racchiudeva in una sfera tutta sua. “Era molto abile con l’ago, non c’è che dire/questo è certo”, osservò una delle spettatrici; “ma quale donna mai, prima di questa svergognata prostituta, ha escogitato un piano simile per dimostrarlo? Perché, comari, di che altro si tratta se non di una presa in giro dei nostri devoti magistrati, di un modo per trasformare in motivo di vanto ciò che quei degni gentiluomini avevano inteso come punizione?”

“Sarebbe meglio”, mormorò quella tra le vecchie dame con l’espressione più ferrea , “se strappassimo via quel ricco abito dalle spalle delicate della signora Hester; e quanto a quella lettera rossa che ha cucito in maniera così bizzarra, donerò un pezzo della mia flanella da reumatismi per farne una più adeguata!”

“Oh, silenzio, vicine—silenzio!” mormorò la più giovane di loro; “Non lasciate che vi senta! Non c’è un solo punto in quella lettera ricamata che non l’abbia trafitta al cuore.”

Il torvo/severo ufficiale di giustizia ora fece un gesto con il suo bastone. “Fate largo, brava gente—fate largo, in nome del Re!” gridò. “Fate spazio, e vi prometto che la signora Prynne verrà sistemata dove uomini, donne, e bambini potranno godere di una buona vista del suo mirabile abito da questo momento fino all’una del pomeriggio. Sia benedetta l’onesta colonia del Massachusetts, dove l’ingiustizia è trascinata alla luce del sole! Seguitemi Signora Hester, e mostrate la vostra lettera scarlatta sulla piazza del mercato!”

Originale: http://www.sparknotes.com/nofear/lit/the-scarlet-letter/chapter-2/page_2.html

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Orgoglio e pregiudizio

Capitolo 2

Mr. Bennet era stato uno dei primi tra coloro che avevano fatto visita a Mr. Bingley. Aveva sempre avuto intenzione di farlo, anche se fino all’ultimo aveva assicurato alla moglie che non ci sarebbe andato, e fino alla sera successiva alla visita lei non ne seppe nulla. La notizia fu poi rivelata come segue. Osservando la sua seconda figlia impegnata nella decorazione di un cappello, lui le si rivolse improvvisamente, dicendo:

“Spero che a Mr. Bingley piaccia, Lizzy.”

“Non abbiamo modo di sapere cosa piace a Mr. Bingley”, disse la madre, risentita, “dal momento che non andremo a fargli visita.”

“Ma dimenticate, mamma”, disse Elizabeth, “che lo incontreremo nelle feste, e che Mrs. Long ha promesso di presentarcelo.”

“Non credo che Mrs. Long farà niente del genere. Ha due nipoti (del suo). È una donna egoista e ipocrita, e non ho alcuna stima di lei.”

“Neanche io”, disse Mr. Bennet, “e sono lieto di constatare che non dipendete dai suoi favori/servigi.”

Mrs. Bennet non si degnò di replicare; ma incapace di contenersi, iniziò a rimproverare una delle figlie.

“Smettetela di tossire così, Kitty, per l’amor del cielo! Abbiate un po’ di compassione per i miei nervi. Li state facendo a pezzi.”

“Kitty non ha alcuna discrezione nel tossire”, disse il padre; “sceglie male i tempi./ sceglie sempre momenti sbagliati”

“Non tossisco mica per divertirmi”, replicò Kitty stizzita.

“Quando ci sarà il prossimo ballo, Lizzy?”

“Tra quindici giorni da domani.”

“Già, proprio così”, esclamò la madre, “e Mrs. Long non tornerà fino al giorno prima; così, le sarà impossibile presentarci, considerando che lei stessa non lo conoscerà.”

“Allora, mia cara, potreste avere un vantaggio sulla tua amica, presentandolo voi a lei.”

“Impossibile, Mr. Bennet, impossibile, dato che io stessa non lo conosco; come potete tormentarmi così?”

“Rendo onore alla vostra cautela/prudenza. Una conoscenza di quindici giorni è sicuramente molto esigua. Non si può sapere com’è davvero un uomo dopo soli quindici giorni. Ma se non ci proviamo noi, lo farà qualcun altro, e, dopo tutto, Mrs. Long e le sue figlie devono avere una possibilità; e quindi, dato che lei lo considererà un atto di gentilezza, se rifiutate questo compito, me ne farò carico io stesso.”

Le ragazze fissarono il padre. Mrs. Bennet disse soltanto, “Sciocchezze, sciocchezze!”

“Quale sarebbe il senso di questa esclamazione così enfatica?” osservò/asserì lui. “Ritenete che le formalità di una presentazione, e l’importanza che si da ad esse, siano sciocchezze? Non posso certo essere d’accordo con voi su questo punto. Che ne dite, Mary? Visto che, lo so, siete una signorina capace di profonde riflessioni, leggete libroni e ne fate i riassunti.”

Mary desiderava dire qualcosa di saggio, ma non sapeva come.

“Mentre Mary riordina le idee”, proseguì lui, “torniamo a Mr. Bingley.”

“Sono stufa di Mr. Bingley”, esclamò la moglie.

“Questo mi dispiace; ma perché non me l’avete detto prima? Se almeno l’avessi saputo stamattina, sicuramente non sarei andato a fargli visita. È davvero una sfortuna, ma dato che in effetti la visita l’ho fatta, ora non possiamo più esimerci da questa conoscenza.”

Lo sbalordimento delle signore fu esattamente quello che aveva cercato; quello di Mrs. Bennet forse superava tutti gli altri, anche se, quando il primo tumulto di gioia si placò/terminò, iniziò a giurare che era ciò che si era sempre aspettata.

“Come siete stato buono, mio caro Mr. Bennet! Ma lo sapevo che alla fine vi avrei convinto. Ero sicura che ami troppo le nostre ragazze per trascurare una conoscenza del genere. Be’, sono proprio contenta! ed è stata una cosa così bella, esserci andato questa mattina e non aver detto nulla fino adesso.”

“Ormai, Kitty, potete tossire quanto volete”, disse Mr. Bennet; e, mentre parlava, uscì dalla stanza, stremato dell’euforia della moglie.

“Che padre eccellente avete, ragazze!” disse lei, non appena si chiuse la porta. “Non so come potrete mai ripagare la sua gentilezza; o anche la mia, se è per questo. Alla nostra età, ve lo dico io, non è così piacevole fare ogni giorno nuove conoscenze; ma per amor vostro faremmo qualsiasi cosa. Lydia, tesoro mio, anche se sei la più giovane, credo proprio che Mr. Bingley ti farà da cavaliere al prossimo ballo.”

“Oh!” disse Lydia convinta, “non ho paura; perché anche se sono la più giovane, sono la più alta.”

Il resto della serata passò facendo ipotesi su quando Mr. Bingley avrebbe ricambiato la visita di Mr. Bennet, e decidendo quando lo si dovesse invitare a pranzo.

Originale: http://www.pemberley.com/janeinfo/ppv1n02.html

Orgoglio e pregiudizio (1797, pubblicato nel 1813) di Jane Austen (1775-1817)

Capitolo I

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un cospicuo patrimonio, debba aver bisogno di una moglie.

Sebbene si sappia ben poco dei sentimenti e dei punti di vista di un uomo del genere al suo primo arrivo nel villaggio, questa verità è così bene impressa nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie.

“Mio caro Mr. Bennet,” gli disse un giorno la sua signora, “hai saputo che finalmente Netherfield Park è stato affittato?”

Mr. Bennet rispose di no.

“Ma è così”, rispose lei; “poiché Mrs. Long è appena stata qui, mi ha raccontato tutto.”

Mr. Bennet non replicò.

“Vuoi sapere chi l’ha presa in affitto?” esclamò la moglie con impazienza.

Tu vuoi dirmelo e io non ti negherò il mio ascolto”.

Era quanto bastava.

“Perché, mio caro, devi sapere, Mrs.Long dice che Netherfield è stata presa in affitto da un giovanotto molto facoltoso del nord dell’Inghilterra; che è arrivato lunedì in un tiro a 4 per vedere il posto, e che ne è rimasto così tanto entusiasta che ha preso accordi immediati con Mr. Morris; e che ne prenderà possesso prima del giorno di San Michele, e che una parte della servitù ci andrà entro la fine della prossima settimana.

“Qual è il suo nome?”

“Bingley.”

“È sposato o è scapolo?”

“Oh, scapolo, mio caro, puoi starne certo! Uno scapolo con un buon patrimonio; quattro o cinque mila l’anno. Che bella notizia/cosa per le nostre ragazze!”

“Perché mai? Come potrebbe riguardarle?”

“Mio caro Mr. Bennet,” replicò sua moglie, “come puoi essere così irritante/stancante! Lo sai bene che sto pensando di farlo sposare con una di loro.”

“Era questo il suo progetto quando ha deciso di stabilirsi qui?”

“Progetto! Sciocchezze, come puoi dire una cosa del genere! Ma è molto probabile che possa innamorarsi di una di loro, e dunque devi fargli visita non appena arriva.”

“Non vedo nessun motivo per farlo. Potete andare tu e le ragazze, oppure puoi mandarle da sole, il che forse sarà ancora meglio; visto che tu sei bella quanto loro, Mr. Bingley potrebbe considerarti la migliore del gruppo.”

“Mio caro, tu mi lusinghi. Certo, ho avuto la mia parte di bellezza, ma ora non pretendo di essere nulla di straordinario. Quando una donna ha cinque figlie cresciute, non deve più pensare alla propria bellezza.”

“In casi del genere una donna spesso non ha più molta bellezza a cui pensare.”

“Ma, mio caro, devi davvero andare a trovare Mr. Bingley, una volta arrivato.”

“È più di quanto possa impegnarmi a fare, te l’assicuro.”

“Ma pensa alle tue figlie. Pensa solo a che sistemazione sarebbe per una di loro. Sir William e Lady Lucas sono decisi ad andare solo per questo motivo, perché lo sai che generalmente non fanno visita ai nuovi arrivati. Devi andarci per forza, perché se non lo fai per noi sarebbe impossibile fargli visita.”

“Sicuramente ti fai troppi scrupoli. Credo proprio che Mr. Bingley sarà felicissimo di conoscervi, e io manderò qualche rigo tramite te per assicurargli il mio cordiale consenso al suo matrimonio con qualunque delle ragazze preferisca, anche se dovrò mettere una parola buona per la mia piccola Lizzy.”

“Fammi il piacere di non fare una cosa del genere. Lizzy non ha nulla di meglio delle altre, e sono certa che non sia bella nemmeno la metà di Jane, né che abbia nemmeno la metà del carattere gioviale di Lydia. Ma tu dai sempre la preferenza a lei.”

“Nessuna di loro ha niente di cui andare fiera”, rispose lui; “sono tutte sciocche e ignoranti come la altre ragazze; ma Lizzy ha un po’ più di acume rispetto alle sorelle.”

“Mr. Bennet, come puoi offendere così le tue stesse figlie? Ti diverti a tormentarmi. Non hai nessuna compassione per i miei poveri nervi.”

“Ti sbagli, mia cara. Ho un grande rispetto per i tuoi nervi. Sono miei vecchi amici. Li ho sentiti, con grande rispetto, menzionare da te almeno negli ultimi vent’anni.”

“Ah, non sai quanto soffro.”

“Ma spero che riuscirai a guarire, e a vivere per vedere tanti giovanotti con quattromila l’anno arrivare nel vicinato.”

“Non servirebbe a nulla anche se ne arrivassero venti, visto che tu non andrai a far loro visita.”

“Contaci, mia cara, che quando saranno venti, andrò a far visita a tutti.”

Mr. Bennet era un insieme talmente bizzarro di acume, animo sarcastico, riserbo e fantasia, che l’esperienza di ventitré anni non era bastata alla moglie per capirne il carattere. La mente di lei era meno difficile da cogliere. Era una donna di scarsa intelligenza, di poca cultura e di temperamento mutevole. Quando non era contenta si immaginava nervosa. Lo scopo della sua vita era di far sposare le sue figlie; la sua consolazione erano le visite e i pettegolezzi.

Originale: http://www.pemberley.com/janeinfo/ppv1n01.html

“Male contro Bene” – Tratto da “Robinson Crusoe” (1719) di Daniel Defoe (1660-1731)

Male contro Bene

 

Tratto da “Robinson Crusoe” (1719) di Daniel Defoe (1660-1731)

 

Cominciai a considerare seriamente la mia condizione, e lo stato in cui ero ridotto; misi su carta un riassunto della mia situazione, non tanto per lasciarlo a chi sarebbe venuto dopo di me, poiché non c’erano molte possibilità che io avessi eredi, quanto per liberare i miei pensieri dal continuo rimuginare che affliggeva la mia mente; e, poiché la ragione cominciava a dominare il mio sconforto, cominciai a consolarmi come meglio potevo, e a contrapporre il bene e il male, per poter distinguere il mio caso personale da altri peggiori; ed esposi il tutto in modo imparziale, come il dare e l’avere in un libro contabile, le consolazioni di cui godevo contro le afflizioni che avevo sofferto, in questo modo:

Male: mi trovo confinato su un’orribile isola deserta, privo di ogni speranza di salvezza.

Bene: ma sono vivo; e non sono annegato come tutto l’equipaggio della nave.

Male: sono stato scelto e allontanato, per così dire, da tutto il mondo, per essere infelice.

Bene: ma sono anche stato scelto tra tutto l’equipaggio, per essere salvato dalla morte, e Colui che mi ha miracolosamente salvato dalla morte può liberarmi da questa condizione.

Male: sono lontano dall’umanità, solitario; bandito dalla società dei miei simili.

Bene: Ma non muoio di fame, in un luogo sterile, che non offra nessuna possibilità di sostentamento.

Male: non ho vestiti per coprirmi.

Bene: ma vivo in un luogo caldo dove se avessi avuto dei vestiti, difficilmente li avrei indossati.

Male: sono indifeso, e non ho mezzi per resistere agli attacchi da parte di un uomo o di un animale.

Bene: ma sono confinato su un’isola nella quale non vedo bestie selvagge che potrebbero farmi del male, come quelle che vidi sulla costa africana; che sarebbe di me se avessi fatto naufragio su quelle coste?

Male: non c’è un’anima con cui possa parlare e con cui mi possa consolare.

Bene: Ma Dio ha miracolosamente indirizzato la nave abbastanza vicino alla riva, da cui ho potuto recuperare tutto il necessario per i miei bisogni e tutto ciò che mi aiuterà a supplirvi finché vivrò.

In generale, avevo la prova inconfutabile che difficilmente potevano esserci condizioni peggiori di questa ma che c’era qualcosa di negativo o di positivo per cui essere grati; che valga questo come insegnamento dato dall’esperienza delle più infelici delle situazioni in questo mondo: che si può sempre trovare qualcosa da cui trarre conforto, ed inserirla, nella descrizione del bene e del male, sul lato dell’attivo del conto.

Essendo ora riuscito ad indurre la mia mente a pensare cose che avrebbero potuto alleviare la mia condizione, e avendo rinunciato a scrutare il mare per vedere se avessi potuto individuare una nave, cominciai ad organizzare il mio sistema di vita, e a rendermi le cose il più agevole possibile.

Originale: http://classiclit.about.com/library/bl-etexts/ddefoe/bl-ddefo-rcru-4.htm

Tratto da Robinson Crusoe” (1719) di Daniel Defoe (1660-1731)

1)      CAPITOLO 1 –  Nacqui nell’anno 1632 nella città di York, da una buona famiglia che tuttavia non era di quelle parti, essendo mio padre uno straniero di Brema, che in un primo tempo si era stabilito ad Hull. Il commercio gli permise di accumulare un buon patrimonio, e dopo aver abbandonato la propria attività, successivamente andò a vivere a York, dove sposò mia madre, i cui parenti si chiamavano Robinson. Era una buona/rispettabile famiglia in quella zona, e dalla quale fui chiamato Robinson Kreutznaer; ma, per l’abitudine degli inglesi di storpiare le parole, ora veniamo chiamati, anzi ci chiamiamo e firmiamo, Crusoe; ed è così che mi hanno sempre chiamato i miei compagni.

Avevo due fratelli più grandi, uno dei quali era tenente colonnello di un regimento di fanteria inglese nelle Fiandre, a suo tempo comandato dal famoso Colonnello Lockhart, ucciso durante la battaglia vicino Dunkirk contro gli spagnoli. Cosa ne sia stato del mio secondo fratello non l’ho mai saputo, non più di quanto i miei seppero di me.

Poiché ero il terzogenito della famiglia e non ero stato indirizzato verso alcun tipo di mestiere, la mia mente cominciò ben presto a fantasticare. Mio padre, che era molto anziano, mi aveva dato una discreta dose di istruzione, per quanto un’istruzione familiare e una modesta scuola consentissero, e intendeva indirizzarmi verso la carriera legale; ma mi sarei sentito soddisfatto solo viaggiando per mare; e la mia propensione a ciò mi portò così fortemente contro la volontà, o meglio, contro gli ordini di mio padre, e contro tutte le suppliche e le persuasioni di mia madre ed altri amici, che sembrava esserci qualcosa di fatale in quella propensione naturale, che tendeva direttamente alla vita di infelicità che stava per capitarmi.

Mio padre, un uomo saggio e austero, mi diede dei seri ed eccellenti consigli contro quello che prevedeva fosse il mio proposito. Una mattina mi convocò in camera sua, nella quale era confinato a causa della gotta, e mi espresse con molta veemenza la sua disapprovazione sull’argomento. Mi chiese quali ragioni, oltre a una mera inclinazione a viaggiare, avessi per lasciare la casa di mio padre e il mio paese nativo, nel quale avrei potuto essere ben inserito e avrei avuto la possibilità di accrescere il mio patrimonio con applicazione e operosità, che mi avrebbero a loro volta permesso di vivere una vita di benessere e di piaceri. Mi disse che portarsi in alto con sforzo, e acquisire fama con iniziative fuori dal comune, era da uomini dalle sorti disperate da una parte, o da uomini ambiziosi, che andavano all’estero all’insegna di avventure dall’altra; che queste cose erano troppo al di sopra o troppo al di sotto per me, che la mia era una condizione intermedia, o quello che poteva essere definito il livello più alto dello stato più basso, che aveva considerato grazie ad una lunga esperienza, essere la migliore condizione al mondo, la più adatta alla felicità umana, non esposta alle infelicità e agli stenti, alle fatiche e alle sofferenze di quella parte di umanità che svolge lavori manuali, e non gravata dall’orgoglio, dal lusso , dall’ambizione e dall’invidia dello stato più alto dell’umanità. Mi disse che avrei potuto giudicare la felicità di questo stato da una cosa, vale a dire che questo era lo stato di vita che tutti invidiavano; che spesso i sovrani si lamentavano delle tristi conseguenze derivanti dall’essere nati per grandi gesta e desidererebbero trovarsi a metà tra i due estremi, tra il misero e il magnifico; che l’uomo saggio dava testimonianza di questo, come il giusto traguardo di felicità, quando pregava di non ricevere né povertà né ricchezze.

Mi invitò ad osservare, che le disgrazie sono sempre ripartite tra gli strati più alti e quelli più bassi della società, e che al contrario, lo stato intermedio aveva meno disastri e non era esposto a continue vicissitudini come accade quando si fa parte della più alta o della più bassa condizione; né d’altra parte, erano soggetti alle numerose indisposizioni e disagi, sia mentali che fisici, come coloro che, a causa dei lussi, di una vita piena di vizi e stravaganze da una parte, e di duro lavoro, mancanza delle cose di prima necessità, per povertà e scarsa alimentazione dall’altra, perdono la propria salute come naturale conseguenza del loro modo di vivere; che lo stato intermedio riservava ogni tipo di virtù e ogni tipo di piacere; che la pace e l’abbondanza/pienezza erano le ancelle/compagne della fortuna media; che la temperanza, la moderazione, la tranquillità, la salute, la vita sociale, tutti gli svaghi e i piaceri desiderabili, erano i doni celesti che accompagnavano la condizione media della vita; che in questo modo gli uomini vivono la loro vita senza alcuna difficoltà, senza il peso degli sforzi manuali o mentali, non costretti a piegarsi ad una vita di schiavitù per guadagnarsi il pane quotidiano, non tormentati da circostanze incerte, che sottraggono la pace all’anima e il riposo al corpo; non tormentati dall’invidia o dal fuoco segreto dell’ambizione per le grandi cose; ma, in condizioni di agiatezza, conducono una vita tranquilla, assaporandone sensibilmente i dolci piaceri e non la parte amara; sentendosi felici ed imparando dall’esperienza di tutti i giorni per poterle apprezzare maggiormente.

Originale: http://www.readprint.com/chapter-2314/Robinson-Crusoe-Daniel-Defoe

NO POLLUTING ALLOWED

Environmental protection plays a fundamental role within the EU / is of the utmost importance.

The action programme “Environment 2010: our future, our choice” covering the period 2001-2010, firmly believes that an appropriate environmental legislation could promote the progress both in the business field and in an ever-evolving economic system, in which an environmental policy is crucial for its integration.

It is also fundamental the commitment to counteract climate change and global warming, the protection of nature, the direct connection between environmental and human health-related issues/closely related to public health, the right management of natural resources and waste.

Each of these points aims at being achieved/fulfilled/carried out/put into practice through the application of the already existing legislation, considering its impact on all the EU policies (agriculture, energy development, fishing, industry, national/internal/domestic market and transportation) by taking all the environmental impact into account in all the relevant EU policies.

It is necessary to directly involve both companies and consumers in the search for appropriate solutions to the problems/should be involved in identifying solutions, enabling/giving the people the chance to have access to information regarding environmental safeguard and making them aware of the importance of the correct use of the using land wisely to make environmental-friendly choices/in order to preserve natural habitats and minimize urban pollution. During the last 30 years new regulations and five different action programmes have been implemented and the EU has established a comprehensive system of/ environmental safeguard system concerning various issues as/it deals with: noise pollution, recycling and waste disposal, conservation of natural habitats, motor vehicle (exhaust) emissions, polluting chemicals, industrial/labour/work accidents in the workplace/work-related/occupational, bathing waters.

Furthermore, the creation of a European information network about emergencies and intervention in case of catastrophes such as oil slicks/oil spills and forest fires/bushfires, has been/is planned/foreseen…provides for the creation.

Recently/lately, the action programme “Environment 2004-2010”, has highlighted the impact of pollution on health, relating the environmental policies to those for human health and research……which links….to

The legislation/regulation which is, more or less/broadly speaking equivalent within the EU Member States, ensures a generally/almost/roughly the same level of protection homogeneous protection, with a certain flexibility which takes into account all the different local realities. What is more, the whole legislation is continuously updated to meet all the needs/to tackle new issues as they arise; for example, at the moment the law in force on chemicals, which took time to be fully carried out, is being revised. It is to be replaced with the introduction of the REACH system which aim is to equally record, evaluate and authorize chemicals throughout the EU. All this is possible thanks to the creation of a centralized data base, managed by the European Chemicals Agency in Helsinki. The aim of this commitment is to prevent the chemical pollution of air, water, soils and buildings improving the protection of human health and safety, while maintaining/disregarding  the European industry competitive.

The entire environmental policy is based on the “polluter pays principle”, in order to foster the respect for higher standards or help the institution of the waste collection and recycling system. This contribution could also be a/in the form of a tax applicable to companies and consumers that use environmental unfriendly products (such as some kind of packaging). Within the Kyoto Protocol, which is the global strategy aimed at fighting against climate change, the EU has introduced the world’s first international emissions trading scheme, the first in the history of environmental policies. Governments assign certain carbon dioxide allowances/shares (the primarily responsible for the greenhouse/up to a certain limit) to each EU company. Those companies that use up to/do not completely manage to consume their carbon credits/permits authorised to sell the surplus/can be sold . Contrarily, those which exceed the limits established and do not acquire trade-off to allowances, are subjected to heavy/hefty fines.

Although/Despite all the obligations deriving from the Kyoto Protocol run only to/will last until 2012, the Commission has already given the go-ahead to the consultation on post 2012 climate change policies/ a long lasting programme to reduce climate change (beyond 2012). When environmental threats are potential rather than proven, the EC applies what is known as the precautionary principle, i.e. protective measures have to be proposed and applied even if there is no real danger.

Recent Action Programme has reflected a change in policy: in the past, mere controls in the use of specific substances or products were made, nowadays the use of safer alternatives, thinking about what will happen when a product reaches the end of its useful life is being encouraged. Car design, for example, must now take into account how the component parts will be recycled and disposed of when the car is out of use.

Citizens play a leading role in the EU environmental policies. They are given a grater chance of having information thanks to the various organizations which can rely on the EU network system funded by the Commission. The eco-label scheme helps citizens make safer purchasing choices in a wide range of goods and services proposed. Finally, what it is worth mentioning is the eco-management and audit scheme known as EMAS. The aim of this scheme/system to which all those services businesses and firms that want to show their compliance with environmental legislations addresses, is to constantly improve  the services of the organizations of each sector by involving all the Member States (the direct members of EMAS system) in order to introduce and apply the environmental management system within various businesses as well as to evaluate these systems thanks to the control of independent experts.

The EEA (based in Copenhagen), founded in May 1990, it has been active since 1994 and its task is to collect precise and reliable data on the situation and the evolution of all the environmental issues at European level. The agency is responsible for the provision of data to the persons in charge of the taken up decisions on the subject; for the promotion of practices and more appropriate technologies within the sector, as well as for the support of the European Commission in the spread/popularization of the research carried out.

As far as the financial aspect is concerned, it is worth mentioning to the LIFE programme. Not only is this programme mainly funded by the EU, but also by all those non-EU countries that maintain particularly strong ties with Europe. The funds collected are then invested for the environment both in the EU countries and in the so-called “third” countries such as Romania, Turkey and the Balkans (EU accession countries), as well as in countries bordering the Baltic and the Mediterranean. The LIFE programme unfolds in/through various stages. The first two have already concluded: the first one, from 1992 to 1995, got a 400 million euros fund, while the second (from 1996 to 1999) got 450 million euros. The third stage which is still in progress, with an initial 640 million euros fund, has been extended from 2004 to December 2006, getting an additional benefit of 317 million euros. In order to get funds from Life programme, projects must:

  • Be in line with the expected objectives;
  • Pertain to/concern Community interest;
  • Be presented by reliable participants;
  • Be achievable in all aspects (financial, technical, practical).

MEDA is another programme providing financial aid to the countries in the southern Mediterranean (Northern Africa, islands, the Middle East) in order to ensure political, economic and social assistance.

Original: http://www.sicurauto.it/news/il-futuro-dellambiente-nellunione-europea.html

Environmental liability – directive

One of the main objectives of the 1st EC legislation is the application of “the polluter pays” principle. This directive establishes a common framework for liability with a view to preventing and remedying damage to flora and fauna, to the natural habitats to water resources, as well as damage affecting the land. The liability scheme applies to certain specified occupational activities and to others in cases where the operator is at fault or negligent. The public authorities are also responsible for ensuring that operators responsible adopt or found the necessary preventive and remedial measures.

ACT

Directive 2004/35/EC of the European Parliament and of the Council of 21 April 2004, on environmental liability with regard to the prevention and remedying of environmental damage [See amending acts].

 

SUMMARY

The directive establishes a framework for environmental liability based on “the polluter pays” principle, with a view to preventing and remedying environmental damage.

Application scope and liability regime

 

  • Under the terms of the directive, environmental damage is defined as:
  • Direct or indirect damage to the aquatic environment covered by Community water management legislation;
  • Direct or indirect damage to species and natural habitats protected at Community level by the 1979 “Wild Birds” directive and by the 1992 “Habitats” directive;
  • Direct or indirect land contamination which creates a high/considerable/significant risk to/for human health.

The principle of liability applies to environmental damage and imminent threat of damage resulting from occupational activities, where it is possible to establish a causal link between the damage and the activity in question.

The directive distinguishes two complementary situations each one governed by a different liability scheme: occupational activities specifically mentioned in the directive and other occupational activities.

The first liability scheme applies to dangerous or potentially dangerous occupational activities listed in Annex III of the directive. These are mainly agricultural or industrial activities requiring a licence under the directive on integrated pollution prevention and control, activities which  discharge heavy metals into water or the air, installations producing dangerous chemical substances, waste management activity (particularly landfills and incinerators) as well as activities concerning GMO’s (genetically modified organisms and micro-organisms). According to this scheme, the operator may be considered responsible even if he is not at fault.

The second liability scheme applies to occupational activities other than those listed in Annex III of the directive, but only when a damage or imminent threat of damage is caused to species and natural  habitats protected by Community legislation. In this case, the operator will be liable/responsible only he is at fault or negligent.

The directive provides for a series of cases of exclusion from environmental liability. The liability scheme does not apply, for example, in case of damage or imminent threat of damage resulting from armed conflict, natural catastrophe or activities included in the treaty which establishes the European Atomic Energy Community, national defence or international security activities, as well as activities included in some international conventions listed in Annex IV.

Preventing and remedying damage

Where there is an imminent threat of environmental damage, the competent authority designed by each MemberState calls for the operator (potential polluter) to take the necessary/appropriate preventive measures or will be the authority itself to take such measures and successively recover the incurred expenses.

Where environmental damage has occurred, the competent authority will call for the operator concerned to take the necessary/appropriate remedying measures (determined on the basis of the rules and principles listed in Annex II of the directive), or will be himself to take such measures and successively recover the incurred expenses. Where a considerable number of environmental damage have occurred, the competent authority may determine the order of priority according their compensation.

Environmental damage may have different forms of remedial depending on the type of damage:

  • for damage affecting the land, the Directive requires that the land concerned be decontaminated until removing any serious risk of negative impact on human health;
  • in terms of the effectiveness of environmental damage remedial, on the availability at reasonable costs and on the terms of insurances and other forms of financial security which regulate the activities included in Annex III.

 

Background

Where the environmental damage occurs, the “polluter pays” principle is already present in the Treaty which established the European Community. As it prevents from all forms of violation of environmental regulations, this principle contributes to the achievement of objectives and the application of Community policy in this area.

The White Paper on environmental liability, published in February 2000, studied how to apply “the polluter pays” principle with a view to implementing Community environmental policy. At the end of this analysis the conclusion was that a Directive would be the best way to establish a Community environmental liability scheme. This directive is the result of discussions held after the White Paper, when a public consultation was carried out.

Original: http://europa.eu/legislation_summaries/enterprise/interaction_with_other_policies/l28120_it.htm

Vuelos de alto riesgo

Moscú-Yakutsk, vuelo Aeroflot

Los que afirman que la soviética Aeroflot es una compañía aérea antidiluviana no se ha enterado de nada. La verdad es otra: volar con  Aeroflot signifíca empezar la adventura ya desde el momento de la facturación, y no a la llegada, como en cambio pasa con las Swissair y las Lufthansa de este mundo. Volar con Aeroflot signifíca estudiar la URSS por los aires, tan interesante como la URSS a tierra. La compañía soviética debería cobrar un suplemento por esto, y no avergonzarse de las azafatas gorditas, la moqueta deshilachada, en las que siempre parece que un grupo de kirguizes haya acabado de dar una bacanal.

Tomamos este vuelo hasta Yakutsk, capital de la inmensa República de Yakutia, tierra de diamantes en la Siberia nororiental. Siete horas de vuelo y seis husos horarios desde Moscú. Para el viajero acostumbrado a la banalidad de los aeropuertos de Zúrich y Fráncfort, ya sólo el aeropuerto moscovita de Domodédovo -que cubre el Extremo Oriente y el Asia Central- merece un viaje. Buriatos, turkmenos, uzbekos y kazajos están por todos lados y arrastran hijos y mercancías. Los mostradores de la facturación son un espejismo lejano; los horarios de salida son sólo una opinión. Parece imposible que a las 19:45 un viejo Tupolev deje este jaleo para dirigirse hasta las Estepas Siberianas. Sin embargo, tarde o temprano es destino que se pase el milagro.

Hemos llegado a los piés de la escalerilla arrastrando las maletas por la pista, lo que nos ha puesto de buen humor por dos razones: antes de nada porqué no las hemos entregado en la facturación, donde probablemente de una nueva Samsonite no habrían quedado más  que las ruedas, y segundo porqué estamos en verano y la operación sólo cuesta un poco de sudor. Algunas fotos muestran los pasajeros que hacen lo mismo en Enero, y su aspecto es verdaderamente espeluznante.

Nada más subir al avión queda inmediatamente claro que la Aeroflot tiene un estilo que las compañías occidentales ni por asomo se pueden imaginar. Antes de nada, en la cabina de los pasajeros se insufla oxígeno que forma una niebla densa, a través de la que movemos como almas en espera de subir en la barca de Caronte. Algunos tienen el asiento reservado, otros no. Los dos grupos chocan vortiginosamente, gritan pozhalujsta (¡por favor!) e izvinite (¡perdone!). Las azafatas, gorditas y con unos cuantos años, observan sin sonreir y dando muestras de que las están molestando. Si tenían que ir a Siberia, está claro, preferirían hacerlo solas.

Mientras el avión avanza por la pista, la situacción parece normalizarse. Los pasajeros, acurrucados en los asientos en la única clase miran con envidia las tres primeras filas de asientos que han quedado libres. Alguien pide explicaciones y le contestan que tienen que estar libres por razones de zentrovka (equilibrio del avión), y no por eventuales nomenklaturistas de última hora. Los miembros de un complejo rock moscovita dirigidos a Yakutsk no se lo pueden creer: se lanzan al abordaje y ocupan los asientos. La jefa de azafatas no se descompone. Tienen treinta segundos para levantarse, declara con voz calma, si no les tiro del avión. Como ya hemos despegado, los músicos rock piensan que es mejor retroceder.

Después de algunas horas, mientras sobrevolamos el río Ob, llegan los primeros aromas de la comida. Falsa alarma: la comida existe, pero es para los pilotos. Otros aromas llegan poco antes del gigantesco río Yenisei: ahora son las azafatas, que no se les vee el pelo desde hace tiempo, que comen y se ríen escondidas detrás de una cortina. Llega la comida sólo cuando los pasajeros empiezan a adormetarse y se han resignado al ayunar: un pálido muslo de pollo (“Pollos de la granja Aeroflot”, murmura alguien), con agua y limón. Pedir por una cerveza es posible; obtenerla, por supuesto que no.

En las horas siguientes, mientras el avión atraviesa la “noche blanca” soviética, las azafatas piensan que es mejor no molestar a los pasajeros y permanecen en sus misteriosos refugios. Cuando pido cuál es la ruta, el piloto, amablemente, me manda un mapa escolar pegado con papel celo, donde el viaje està trazado con un rotulador. Algunos atrevidos pasan su tiempo examinando las grietas entre la moqueta y el fuselaje, donde durante los años se han acumulado interesantes presencias botánicas.

La llegada es una fiesta. No solamente porqué se anuncia próxima, sino porqué la madrugada siberiana es luminosa y espléndida, y el avión sobrevuela el río Lena color plomizo, la taiga verde esmeralda y las casas blancas. La jefa de azafatas, satisfecha de la conducta de los pasajeros, cede a una sonrisa.  Aunque no se lo han merecido, dicen sus ojos metálicos, les hemos traído hasta aquí.

Después de haber atravesado seis husos horarios, cuatro grandes ríos y seismil quilómetros de Siberia, el viejo Tupolev aterriza en Yakutsk.

Pequín-Catón, vuelo XO 9113

Tomar un avión en la nueva China social-capitalista es una cuestión de resistencia, de confianza y sobretodo de imaginación. Por ejemplo, no es facil entender porqué volamos desde Pequín, que está en el norte, hasta Cantón, que está en el sur, con las lineas aéreas del Sinkiang, que además de tener un nombre preocupante se encuentra en el extremo oeste del país. Es aún más difícil explicar porqué en los aviones de la compañía Sinkian Airlines el nombre Aeroflot está escrito en cirílico, la tripulación es rusa y vende muñecas rusas a los pasajeros.

Pero es mejor ir con orden, aunque la pabra “orden” no es la más apropiada a esta circunstancia. En China la euforia del vuelo empieza mucho más antes del despegue. Enseguida, en efecto, hay que enfrentarse con tres obstáculos. Primero, no existen reservas: para un asiento es necesario comprar el billete. Segundo, no se puede comprar un billete de ida y vuelta: la vuelta (si vas a volver) se la compra a la llegada. Tercero, es imposible establecer una ruta: si al ir desde Pequín hasta Cantón quieren pararse un día en Suzhou, se corre el peligro de pasar ahí una semana.

La compra del billete, -cuando ocurre- es el inicio de una sutil guerra psicológica entre la aviación civil china y el pasajero extranjero. Antes de nada, en el seguro obligatorio, al punto 13, hay la expresión “huesos rotos echos pedazitos”. En segundo lugar, la compañía aérea de bandera Caac (Civil Aviation Administration of China) -rebautizada por algún malpensado China Airways Almost Crashes (las lineas aéreas chinas por poco no se estrellan)-  no ofrece, en ningún caso, la seguridad de sus vuelos. Además de los accidentes -tres en los últimos meses- hay leyendas, como la de los pasajeros obligados a desembarcar bajando por una escalerilla de cuerda y otra, contada por un irresponsable manual de viaje: el piloto y el copiloto intentan cerrar la puerta corredera que los separa de la cabina de pasajeros. No lo logran desde dentro y lo intentan desde fuera. La puerta se cierra inmendiatamente y se atasca. Los dos quedan afuera pero no se desaniman: toman un hacha y, frente a los pasajeros atónitos, se abren una vía hacia la cabina.

Con el billete en la mano y estas adventuras en mi cabeza, espero confiado el vuelo XO 9113 delante la puerta de embarque número 20. Al anunciar el embarque, los pasajeros chinos se lanzan a su deporte preferido: entrar todos juntos, abriendose paso a codazos y empujando como poseídos por el demonio (se entrenan cada día en los autobuses y en los aeropuertos se presentan de forma brillante). Sigue otro anuncio: la horda se gira con un alarido, parte hacia la puerta de embarque número 19 y vuelve a pegarse (el anuncio està en chino: quien juega en casa se merece una ventaja).

Una vez en el avión, todo se tranquiliza. Nadie parece mínimamente maravillado de estar en China, en un avión ex soviético, con una tripulación rusa y uzbeka, un billete en el bolsillo de la compañía Xinjiang Airlines, la cajita de la comida de Air China y una comunicación de la China Southern Airlines. La tripulación conserva una digna reserva, evitando también de señalar las salidas de emergencia y quizás pensando que dar explicaciones en ruso a trescientos chinos y a un italiano sea una pérdida de tiempo.

Durante el vuelo, los chinos se agitan en los asientos, se encojen, se desperezan, se llaman unos a otros a cinco filas de distancia y hacen algunas cosas muy raras, como intentar de pasar al asiento de delante sin desabrocharse el cinturón de seguridad. Nada más aterrizar, ninguna fuerza humana puede sujetarlos: mientras el túpolev se dirige hacia la terminal ellos se levantan de un salto, caen, abren los armarios tirondose encima todo lo que hay dentro, salen pitando hacia los autobuses, se lanzan al galope por los pasillos y por último se paran creando un muro alrededor de la cinta de los equipajes, comentando la forma de todas las maletas que van saliendo. Aunque Napoleón Bonaparte nunca había subido a un avión por estos lugares, lo había entendido todo y había dicho: “China es un gigante que duerme”. “Dejémoslo que duerma, porque cuando despierte conmocionará al mundo entero”.

Original: http://books.google.it/books?id=p727ZWFCh38C&pg=PT123&lpg=PT123&dq=chi+sostiene+che+la+sovietica+aeroflot+sia+una+compagnia+aerea+antidiluviana&source=bl&ots=9t_CUrk0Yy&sig=YA1kb6OGpcyv9Y4y6CvIWgvbO7E&hl=en&sa=X&ei=O-RaUPfRDorFswbk84DADw&redir_esc=y#v=onepage&q=chi%20sostiene%20che%20la%20sovietica%20aeroflot%20sia%20una%20compagnia%20aerea%20antidiluviana&f=false

La heroina del terror

Tengo un deseo profundo. Poder ver, por lo menos una vez en mi vida, una película de terror en la que la heroína no sea una imbécil. No digo una película de terror donde la protagonista sea una Premio Nobel, me conformo con una en la que esta no razone como una ameba. En una película clásica el monstruo asesino comienza a perseguir a la desdichada después de algunas primeras escenas. Y nosotros, sin ser estudiantes de Antropología Criminal, lo identificamos ya desde el primer fotograma. En cambio ella, la zopenca, no se da cuenta.

Y pensar que no es muy difícil. ¡Qué casualidad! El maníaco tiene tres manos, dos cejas espesas como matas del Retiro, dos colomillos exagerados y casi siempre ensangrentados, tiene amigos licántropos y se desmaya cada vez que oye pronunciar el nombre de María. La protagonista, es obvio, se llama María. ¡Pa’ qué te voy a contar más!.

Ha pasado media hora y la mema, ignorando en que lío está metiendose, recibe en su casa con fervor y con los brazos abiertos al psicópata “Quédate para la cena que estoy haciendo unas lentejas…” “¿Por qué no vienes a las bodas de diamante de mi tía abuela?” “Anda, lleva a mi hija de seis años a la catequesis”. Mientras tanto los indicios aterradores  van multiplicándose: al pasar el maníaco el cactus pierde las espinas, el gato persa empieza a ladrar, el reloj de péndulo se para y las alfombras vuelan. A los noventa minutos descubren a la asistenta del hogar estrangulada y con las bragas a jirones. La desventurada, al exhalar el último estertor, ha pronunciado una sílaba: ERN. Fíjense que el maníaco se llama Ernesto. No hay nada que hacer. Todo el mundo cree que la víctima se ha muerto por un ataque de hernia. La única que ha captado la ilusión y que posee por lo menos una miaja de cerebro es Priscila, la prima por parte de madre, que por desgracia es muda.

Al mismo tiempo la heroína, en lugar de liberar sus neuronas de las telarañas, se muda a un chalé aislado en el bosque, con las paredes de cristal y las puertas sin cerradura. Mientras tanto el maníaco no pierde tiempo. Está muy ocupado ahorcando al cócker del columpio, cocinando los canarios con las gachas y colgando a la suegra del pararrayos. Llegados a este punto la protagonista tiene una ligera corazonada. Algo no cuadra. ¿Y a quién le confiesa sus sospechas? Al asesino por supuesto. ¿Y qué lugar elige? Suele ser el borde del precipicio, el último piso de un rascacielos sin barandilla o la orilla de un río infestado de pirañas. Lo fundamental es que por algún sitio haya, por lo menos, un hacha. Si no, no vale la pena.

Original: http://arkadian.myblog.it/archive/2007/10/06/l-eroina-dell-orrore.html

Varones distraìdos, varones pijoteros

Según un reciente estudio sociológico llevado a cabo por mí misma sobre una muestra estrictamente personal resulta que la especie humana de género masculino se puede verosímilmente subdividir en dos grandes grupos: los varones distraídos y los varones pijoteros. ¿Cuál es el mejor? Es difícil decirlo.

Empecemos por los primeros: los descuidados, los despistados, los clones de Mister Bean. No necesitarían tanto una novia cuanto una profesora de apoyo. La principal actividad de sus días es perder y olvidar. Van a comprar el periódico y se lo dejan en el quiosco, quitan la radio del coche pero la dejan sobre el techo, tienen un móvil pero se olvidan de encenderlo, pierden las llaves y también el duplicado, la cartera e incluso el carné de conducir, sustituyen la batería del coche una vez al mes porque sistemáticamente se olvidan las luces encendidas y chocan con otros coches muy a menudo porque cuando conducen hacen cualquier otra cosa menos conducir. Además, se hacen daño continuamente. Tropiezan, se hacen torceduras, raspones, se cortan… como niños de teta.

Los varones pijoteros son igual de agotadores. Es más, cronometran cuánto tardan de una estación de peaje a otra, establecen minuciosamente cuánto consume su coche que suele ser un cacharro, apilan las toallas por tonalidad, sacan brillo a las esquinas de los zapatos con el cepillo de dientes, rellenan las páginas contables de la agenda con el dinero que entra y sale, anotando incluso el desodorante y el billete del tranvía, se saben de memoria los días del período de la novia y escriben una P en el calendario para acordarse de los días en los que echaron un polvo. Siempre poquísimos.

El mejor de los mejores es el marido de mi amiga Elvira. Pijotero y maniático de la limpieza. Mientras nosotras comemos, él ya está lavando los platos… que estamos utilizando. Cuando su mujer embarazada rompió aguas, en vez de tranquilizarla la persiguió con la fregona. Cantaba el italiano Alex Britti “Però mi piaci, che ci posso fare? Mi piaci” (Pero me gustas, ¿qué le voy a hacer? Me gustas). Vale. Pero es también verdad lo que me dijo el otro día una amiga mía napolitana: “No por echarle ron a un gilipollas se convierte en un borracho!”.

Original: http://tonykospan21.wordpress.com/2010/02/23/i-maschi-distratti-ed-i-maschi-pignoli-by-littizzetto/